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I bicchieri a tavola possono rappresentare la personalità della padrona di casa e meritano molto attenzione. Qui puoi trovare la sezione più ampia del web. 

i bicchieri a tavola

 

I bicchieri a tavola più utilizzati

Cominciamo col dire che il galateo dei bicchieri in tavola, come preciseremo meglio in seguito, prevede che il numero massimo di queste suppellettili per la mescita di acqua e vino sia cinque: cinque? Ma quanti cavolo ne esistono?!

Davvero tanti e tutti deputati ad uno scopo specifico, dal momento che la forma, specialmente quando si tratta di servire un vino, ha la funzione di valorizzarlo, sostenendone il bouquet (cioè l’insieme di profumazioni) e mantenendo la temperatura ottimale. Già, la temperatura! A cosa pensate che serva il gambo se non ad impedire che il calore della mano modifichi il gusto e la temperatura del vino?!

E visto che siamo in tema: penserete mica che ne esista uno solo!!!

Il bicchiere per il vino rosso presenta lo stelo, ha la forma di tulipano, e viene adoperato per le tipologie leggere; il bicchiere per il vino bianco presenta la stessa forma, ma dimensioni più contenute; anche il Gobelet serve alla mescita dei vini bianchi, ma si caratterizza per l’assenza dello stelo; il calice per i vini bordolesi è grande, con stelo e forma di tulipano; il calice a pancia tonda (o ballon) è da adoperare in caso di vecchi bourgogne e vini vecchi italiani, e si caratterizza per un rigonfiamento accentuato. E non finisce ancora (!): il bicchiere per i vini del Reno è a calice e presenta stelo alto; il Roemer, utilizzato per i vini sfusi rossi e bianchi, è spesso, a coppa rotonda, con capacità di 2 dl; il bicchiere per vini da dessert è piccolo, con stelo e forma di tulipano.

E se si decide di servire birra?

Accanto al classico bicchiere per birra sfusa o in bottiglia, si possono adoperare la Staffa con forma conica; il Bicchiere Pilsner, per questa tipologia specifica; il Bicchiere a tulipano; il Boccale per birra (chope), dallo spessore marcato (anche in gres).

Il bicchiere per l’acqua è invece grande, a stelo, con forma di tulipano e, grazie a Dio, unico!

Per le bollicine ci si serve della Flûte per champagne con forma a tulipano allungato; del Calice allargato per prodotti tedeschi; mentre la coppa larga e bassa viene adoperata per l’Asti spumante.

Passando poi a liquori e alcolici, esistono il servizio da tavola in vetro dovrebbe contemplare: il bicchiere per cognac, di derivazione francese; il ballon, per distillati invecchiati in fusti di legno, grande di dimensioni e spessore fino, con pancia tonda; in caso vogliate deliziare i commensali servendo un calvados o un kirsch selezionato vi converrà munirvi di un piccolo bicchiere basso a pancia tonda;  per mescere gli alcolici chiari (grappe, acqueviti, digestivi) è bene adoperare il gobelet senza stelo; il classico bicchiere da whisky è invece il tumbler, largo, cilindrico, senza stelo.

Ma una buona cena non può non comprendere un bel caffè: e chi dice che lo si serva solo in tazzina? Ad esempio, per l’Irish-Coffee (caffè con l’aggiunta di whisky e panna montata) è doveroso un bicchiere a stelo, a forma di tulipano.

Non è il caso della cena in questione, ma sappiate che un set che comprende suppellettili in vetro dovrebbe contare anche un bicchiere esclusivamente riservato al tè e ai “grog” (punch), da servire in tavola sempre poggiato su un piattino con sottocoppa in carta assorbente; un bicchiere per latte freddo e frullati; una coppa a stelo spesso per dessert, gelati e macedonie.

I materiali dei bicchieri da tavola

Gli accessori per bere, soprattutto se colorati, possono essere realizzati in porcellana, ceramica, terracotta o plastica.

I primi due materiali consentono di spaziare con fantasie e nuance, tuttavia, pur essendo disponibili sul mercato dei calici di grande impatto estetico, sappiate che nel caso in cui i vostri ospiti siano dei puristi storceranno il naso, sostenendo che i vini vanno sorseggiati in bicchieri di vetro, senza tinte né disegni o raffigurazioni di alcun tipo, per poterne realmente saggiare le qualità. Onde evitare questo problema, potreste riservare il servizio di bicchieri in porcellana ad un momento circoscritto della cena: un’idea sarebbe di organizzare una piccola entree a base di sushi e sakè, da presentare in un set apposito. Ovviamente, nel caso della porcellana, bisogna prestare molta attenzione data la delicatezza, che facilita rotture e scheggiature.

Rispetto alla terracotta, trattandosi di una materiale meno pregiato e formale, non ci sentiremmo di consigliarvelo, fatta eccezione per due casi: se disponete di bicchieri in terracotta smaltata, dal sapore esotico, oppure nel caso in cui organizziate la vostra cena nella veranda di una casa della Provenza francese, tra campi di lavanda e tovaglie di lino color lillà. Altrimenti, meglio desistere.

Rinunciate invece già da adesso all’idea dei bicchieri in plastica dura colorati, o peggio ancora, a quelli usa e getta, se ci tenete che vostro marito conservi il suo posto di lavoro!!!

 

Il galateo dei bicchieri.

Come visto, le tipologie di bicchieri in commercio sono davvero tante, e differiscono per il loro impiego e per i materiali con cui sono realizzati. A dispetto di materiali, forme e firme, è proprio la loro funzione a determinarne la corretta posizione a tavola, in base a quanto stabilito dal galateo dei bicchieri.

Una considerazione: dal momento il decalogo che prescrive come collocare i bicchieri a tavola asserisce che essi devono essere cinque al massimo, e visto che oggigiorno raramente si possiedono servizi da cucina così numerosi (oltreché tavoli così spaziosi da poterli ospitare!), è molto probabile che i vostri commensali debbano “accontentarsi” di due pezzi, un bicchiere per l’acqua uno per il vino.

Tuttavia, se non avete ancora la più pallida idea del menù che servirete, sappiate che se optate per più di un vino durante la cena dovrete predisporre due calici, uno per il rosso e uno per il bianco, e se la vostra tavola è troppo stretta e ingombra, dovrete prendervi pure la briga di cambiare la suppellettile per la mescita di volta in volta (onere che avete già deciso di affibbiare al vostro compagno quando vi toccherà invitare a cena i vostri genitori e non i suoi!).

La posizione corretta prevede che vengano disposti obliquamente, partendo da destra, davanti al commensale in ordine crescente di grandezza, col bicchiere dell’acqua in direzione della punta del coltello, seguito dai calici da vino.

Tuttavia, sappiate che qualora serviate delle bollicine, magari per l’antipasto o il dessert, potete servirvi dei bicchieri da vino, ma se volete fare un figurone meglio sfoggiare una flute.

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La degustazione del rum

E a proposito di belle figure: conquistate i vostri ospiti con un tocco scenografico: la degustazione del rum a fine cena.

Per essere perfette dovrete versare una piccola quantità in un bicchiere da degustazione per rum, farlo roteare delicatamente, e inclinarlo in modo che il naso sia in linea con l’orlo superiore del bicchiere. Dopo aver inspirato, berrete una sorsata, facendo attenzione a non ubriacarvi (!) e a tenere il liquore nella parte anteriore della bocca, prima di riempirla.

Se addirittura volete deliziare i commensali con diversi rum in successione, dovrete prevedere che la bocca va sciacquata ad ogni cambio, e che bisogna mangiare un cracker o un po’ di pane: quindi lasciate perdere!

Soprattutto perché esistono dei bicchieri da rum studiati appositamente: in buona sostanza altro vetro da aggiungere alla tovaglia!!!

Pulizia dei bicchieri di cristallo

Se volete fare colpo, sfoggerete il set buono: il servizio di bicchieri in cristallo, raffinati, eleganti, ma pure delicati! E infatti a lavarlo son dolori!

Armatevi di pazienza e di una bacinella, riempita a metà di acqua, dove i preziosi oggetti andranno immersi uno alla volta, lasciati in ammollo per almeno cinque minuti, e puliti detersivo e spugnetta.

Andranno poi sciacquati, posizionati capovolti su un panno di cotone, asciugati immediatamente con un panno morbido, e passati in senso antiorario con un batuffolo di cotone imbevuto di vino bianco nel caso in cui si evidenziassero macchie di calcare residuo. Dopo quest’ultima operazione, i bicchieri di cristallo verranno sciacquati in acqua fredda e asciugati.

Potreste procedere anche con il lavaggio in lavastoviglie, ma in questo caso sarebbero necessari degli accorgimenti:

  • prestando molta attenzione nel posizionarli nella rastrelliera di modo che siano ben fissati e distanziati l’uno dall’altro, onde evitare che possano danneggiarsi toccandosi,
  • scegliendo un lavaggio a bassa temperatura
  • aprendo lo sportello appena concluso il lavaggio, così da permettere al vapore acqueo di fuoriuscire, senza creare aloni.

Ma, volete mettere la soddisfazione di fare sfoggio di una quantità industriale di bicchieri e calici, che manco l’intera Baccarat potrebbe reggere il confronto?!

A proposito di Baccarat, forse non tutti sanno che l’azienda ha inaugurato il suo proprio museo, situato all’interno dello “Château”, nel cuore dello stabilimento di produzione: se avete intenzione di lustrarvi gli occhi, sappiate che potrete ammirare, tra gli altri, la brocca offerta a Carlo X nel 1828, il candelabro a 24 bracci della zarina, il vaso delle Tre Grazie risalente al 1909 e realizzato in concomitanza con l’Esposizione internazionale della Francia orientale, e gli oggetti d’arredamento dei maharaja (tra cui una poltrona che ha richiesto appena appena 250 ore di lavorazione!).

Breve Storia del vetro e dei bicchieri

Ma a chi si deve, storicamente, l’introduzione dei bicchieri a tavola?

Diciamo che l’invenzione del vetro ha origini antiche, e non si sa a quale popolo sia da ascrivere (forse ad alcuni mercanti fenici che tornavano dall’Egitto, e che lo scoprirono in modo assolutamente fortuito).

Nell’età del ferro, tra i molti oggetti in vetro, si trovano anche suppellettili da tavola monocrome di colore verde pallido, o incolori o colorate intenzionalmente: praticamente gli antesignani dei bicchieri!

Il primo servizio da tavola è stato invece rinvenuto in Magna Grecia.

È verso il 1200 che in Italia la produzione del vetro comincia a concentrarsi in alcuni centri come Venezia dove, oltre alla produzione classica di bicchieri, calici, contenitori, bottiglie, etc., nascono alambicchi, lenti di ingrandimento, occhiali. Ma la tavola medioevale è povera di oggetti: si mangiava in ammucchiata (!), ed è solo nel Rinascimento che le suppellettili da tavola diventano individuali.

Nella seconda metà del ‘600 in Inghilterra nasce il vetro al piombo, più pesante di quello veneziano, ma più brillante e morbido, progenitore del “cristallo” di Boemia, che a partire dal Settecento diventa famoso in tutto il mondo, anche grazie alla moda del calice (il pokal).

A partire dal XX secolo, oltre che per i contenitori per servire in tavola acqua e vino, l’impiego del vetro si estende all’edilizia, grazie alla scoperta del vetro-ceramica, dei vetri a doppia e tripla camera impiegati per gli infissi, della lana di vetro (silicato amorfo, ottenuto fondendo una miscela di vetro e sabbia, poi convertita in fibre e tagliata) per l’isolamento termico interno; ma anche al design, con il vetro riciclato, risultante da un processo industriale non inquinante; alla nautica, con l’impiego della vetroresina (tipo di plastica rinforzata con vetro, impregnata con resina termoindurente), largamente utilizzata non solo per la realizzazione di piscine o tavole da windsurf, ma anche di velivoli e imbarcazioni.