posate di plastica

Quando si parla di posate di plastica, si pensa generalmente a quelle adoperate in occasione di feste di compleanno, cene in giardino o terrazza, pranzi estivi e informali con gli amici, tutte occasioni che necessitano di una mise en place casual e briosa, composta da bicchieri, piatti e posate dai toni vivaci.

E non si commette certo un errore: si tratta tuttavia di una tipologia di suppellettili da tavola piuttosto ampia…

Monouso o riuso? 

La prima differenza essenziale è tra posate monouso e posate riadoperabili.

Si deve all’italiano Giulio Natta l’invenzione del polipropilene, la “plastica bianca”, ancora oggi utilizzata per la produzione di piatti, bicchieri, forchette e coltelli, che nel periodo successivo alla fine della seconda guerra mondiale incontrano il favore delle tavole occidentali, sostituendo nel corso degli anni ’50 e ’60 legno, metallo e ferro, per il fatto di essere comode e a prezzi molto contenuti.

Oggi si stima che in Italia il consumo di stoviglie in plastica sia di 115mila tonnellate l’anno, e questo rappresenta un problema in termini ambientali, anche perché, a differenza degli imballaggi, le posate non vengono ancora riciclate, nonostante composte di un materiale facilmente riadoperabile (dopo essere stato selezionato in tipi omogenei e ridotto in granuli). Motivi di questo limite? Prima di tutto nel rifiuto plastico potrebbero esserci porzioni di alimenti, chiaramente provenienti dal loro impiego (tuttavia l’inconveniente, che è lo stesso che si pone ad esempio per le bottiglie, potrebbe essere facilmente superato attraverso un prelavaggio durante le lavorazioni di riciclo); e in secondo luogo questioni “economiche”, giacché nel costo delle stoviglie, a differenza che degli imballaggi, non è previsto alcun contributo per lo smaltimento (anche questa questione si risolverebbe semplicemente aumentando il prezzo di una piccola percentuale, anziché trattando questo genere di materiale plastico come rifiuto).

Ma due tipologie di posate in plastica possono ovviare al problema dell’inquinamento mondiale.

Nel primo caso si tratta di utensili biodegradabili (materiali bioplastici), il cui processo produttivo è simile a quello delle posate tradizionali (bianche, trasparenti, colorate che siano), cioè lo stampaggio ad iniezione tramite presse, a loro volta collegate ad un impianto di raffreddamento che “solidifica” i pezzi in un tempo ragionevolmente breve. Le posate così ottenute vengono poi imbustate nei diversi tipi di confezione: sfuse o singole. A differire sono le temperature di lavorazione, più basse per le bioplastiche rispetto a polipropilene e polistirolo.

Le posate monouso, che hanno per definizione un ciclo di vita breve, si prestano particolarmente all’uso di questo genere di materiali, come il MaterBi (ottenuto a partire dal mais) o il legno di betulla (ma per essere certi che si tratti di un prodotto rispettoso dell’ambiente è bene verificare che abbia provenienza da silvicoltura sostenibile e certificata, e che, in caso di trattamenti successivi, essi vengano effettuati con sostanze non nocive, come potrebbe essere la cera biologica vegana), che consente di gettarle “nell’umido”, visto che si decompongono naturalmente nell’arco di qualche settimana, oppure nel caminetto garantendo i medesimi risultati in termini di resistenza e livello estetico.

Di plastica dura è invece composta la seconda tipologia di stoviglie che, a differenza delle monouso, hanno il vantaggio di poter essere riutilizzate all’infinito. Molto frequentemente vengono scelte per le posate per bambini che iniziano gradualmente a mangiare da soli, perché facili da utilizzare grazie alle particolari ergonomie, sicure per mezzo delle punte stondate e delle lame non affilate, colorate e fantasiose per stimolare i piccoli all’autonomia. Altro vantaggio di questa tipologia? Possono essere utilizzate nel forno a microonde per riscaldare i cibi fino a 100°C, e lavate in lavastoviglie fino a 70°C. Queste le caratteristiche, ad esempio, di KALAS, un servizio di posate Ikea composto da 18 pezzi in colori vari, che hanno pure il pregio di non contenere BPA (bisfenolo A).

Il galateo delle posate di plastica

Tuttavia, ricordate che le posate secondo il galateo devono essere in metallo (il non plus ultra sono le posate in argento): l’unica concessione riguarda l’allestimento di un buffet in piedi, nel quale le portate dovrebbero già essere tagliate in bocconcini (i finger food odierni sono in questo caso come il cacio sui maccheroni!). Non essendo necessario il coltello, la posateria in metallo è addirittura sconsigliata, dal momento che, per il suo peso, potrebbe rovesciare i piatti in plastica col loro contenuto.

Se proprio però l’idea della plastica vi infastidisce potreste optare per delle posate argentate come le Decorline, in colore metallizzato con effetto martellato, acquistabili a 9,99 euro per 60 pezzi.

Le posate che stupiscono (impossibile usarle e gettarle!)

Tuttavia, se imitare l’argento ancora non vi basta ma restate convinti che questo genere di posate sia d’aspetto davvero triste, sarete costretti a ricredersi di fronte al set ideato dalla designer cinese Qiyun Deng, che pare intagliato nelle verdure: un cucchiaio di carciofo, una foglia di un ananas come coltello e una forchetta che è un gambo di sedano! È stato creato utilizzando particolari resine per ricavare gli stampi da verdura vera e la tecnologia in 3D per completare il processo.

Se questo cinese è ancora un progetto in fase di realizzazione, molto concreti (e acquistabili) sono le suppellettili per la tavola firmate da Pandora Design, studiate con dovizia di particolari, comode, colorate, funzionale e pure eco-sostenibili! Nel catalogo dell’azienda figurano Moscardino, realizzato in Mater-Bi e biodegradabile al 100%, e Trinacria (le tre posate in una) disponibile in arancio, rosso, trasparente, verde, giallo e nero.

Anche Benetton pensa alla tavola con My Cutlery, un set di posate molto particolari, in cui tutte le estremità sono facilmente rimovibili e intercambiabili, passando con un semplice gesto da forchetta a cucchiaio a bacchetta.

L’azienda di design israeliana D-vision produce Sunny side up, posate di plastica che possono “stare in piedi” grazie a una impugnatura tridimensionale che funge da supporto.

E infine sul sito dinnerplates.com al prezzo di circa 40 dollari sono disponibili delle posate a forma di pesce, vendibili in set da 4 pezzi (cucchiaio, cucchiaino, forchetta e coltello), dotate persino di occhi e pinne: per un pasto da ricordare (corpo di mille balene!!!).

Le Posate: